L’articolo che segue ripercorre la vita e la carriera di Vittorio Coco, una delle figure più emblematiche e influenti del panorama mediatico italo-canadese, capace di raccontare per decenni le gioie, i dolori e le trasformazioni di una comunità in continua evoluzione.
Vittorio Coco: La Voce e il Cuore della Comunità Italo-Canadese
Nel variegato mosaico dell’emigrazione italiana in Nord America, poche figure hanno saputo interpretare il ruolo di “ponte” tra due mondi con la stessa dedizione e passione di Vittorio Coco. Giornalista, conduttore radiotelevisivo e instancabile promotore culturale, Coco non è stato solo un cronista dei fatti, ma un vero e proprio custode dell’identità italiana in Canada. In oltre cinquant’anni di carriera, la sua voce è entrata nelle case di migliaia di famiglie, diventando un punto di riferimento imprescindibile per chi cercava un legame con le proprie radici senza rinunciare a integrarsi nella nuova realtà canadese.
Le origini e l’arrivo in Canada: il seme di una vocazione
Nato in Italia, Vittorio Coco portava con sé quel bagaglio di speranze e malinconia tipico di chi lascia la terra natia per cercare fortuna altrove. Arrivato in Canada nel periodo del grande boom migratorio del dopoguerra, comprese immediatamente che la numerosa comunità italiana che si stava stabilendo a Toronto e dintorni aveva un bisogno disperato di informazione. Non si trattava solo di conoscere le notizie dall’Italia, ma di avere una guida che spiegasse le leggi canadesi, che raccontasse i successi dei connazionali e che offrisse un senso di appartenenza in una terra ancora straniera.
Coco iniziò la sua avventura nel mondo della comunicazione quando il giornalismo etnico era ancora agli albori. Con una preparazione solida e una parlantina fluente, iniziò a collaborare con le prime emittenti che dedicavano spazi alle lingue “terze”, gettando le basi per quello che sarebbe diventato un impero della comunicazione comunitaria.
La Radio: il primo amore e il contatto diretto
Se c’è un mezzo che ha consacrato Vittorio Coco, quello è senza dubbio la radio. Per decenni, i suoi programmi sono stati l’appuntamento fisso del mattino o del pomeriggio per operai, casalinghe e professionisti di origine italiana. La sua capacità di passare con disinvoltura dalla cronaca politica alle curiosità sportive, mantenendo sempre un tono garbato ma autorevole, lo ha reso un “amico di famiglia” per intere generazioni.
Attraverso le frequenze di emittenti storiche come CHIN Radio (fondata da un altro pilastro della comunità, Johnny Lombardi), Coco ha dato voce ai problemi quotidiani degli immigrati. Ha condotto programmi di intrattenimento, ma anche tribune politiche dove i candidati alle elezioni canadesi venivano a cercare il consenso del “voto italiano”. La sua influenza era tale che una sua intervista o un suo commento potevano spostare l’opinione pubblica all’interno della comunità.
Il salto televisivo e il successo di “Telelatino”
Con l’avvento delle televisioni via cavo e la nascita di TLN (Telelatino), Vittorio Coco ha saputo evolversi, portando il suo stile comunicativo sul piccolo schermo. Qui, la sua figura è diventata ancora più iconica. I suoi reportage non si limitavano a Toronto; Coco viaggiava spesso in Italia, portando le immagini delle piazze, dei santuari e delle città d’origine dei canadesi direttamente nei loro salotti a Montreal, Vancouver o Hamilton.
Uno dei suoi meriti principali è stato quello di aver saputo modernizzare l’immagine dell’italo-canadese. Se prima il giornalismo etnico era visto come qualcosa di nostalgico e un po’ provinciale, con Coco ha assunto una veste professionale e competitiva. Ha intervistato ministri, grandi artisti italiani in tournée e leader religiosi, dimostrando che la comunità italiana non era solo una minoranza laboriosa, ma una forza culturale ed economica trainante per il Canada.
Un giornalismo di servizio e di valori
Il giornalismo di Vittorio Coco è sempre stato un “giornalismo di servizio”. Non si limitava a riportare la notizia, ma cercava di analizzarne l’impatto sulla vita delle persone. Durante i momenti difficili – come i terremoti che hanno colpito l’Italia o le crisi economiche – Coco è sempre stato in prima linea per organizzare raccolte fondi, maratone televisive e iniziative di solidarietà. La sua credibilità era la garanzia che i fondi raccolti arrivassero effettivamente a destinazione.
Inoltre, ha sempre combattuto contro gli stereotipi che spesso colpivano gli italiani all’estero. Attraverso i suoi editoriali, ha promosso un’immagine di italianità fatta di cultura, design, eccellenza culinaria e, soprattutto, integrità morale. Per Coco, essere un buon canadese significava essere orgoglioso delle proprie radici italiane: non c’era contraddizione, ma arricchimento reciproco.
Il legame indissolubile con lo sport
Non si può parlare di Vittorio Coco senza menzionare il calcio. Per molti italo-canadesi, Coco era la voce della Serie A e della Nazionale Italiana. In un’epoca precedente a internet e ai social media, i suoi resoconti sportivi erano l’unico modo per vivere la passione calcistica in tempo reale. Le sue telecronache, cariche di pathos e competenza, hanno unito padri e figli davanti alla TV, trasmettendo l’amore per la maglia azzurra anche a chi non era mai stato in Italia.
Il calcio, per Coco, era uno strumento di coesione sociale. Attraverso lo sport, riusciva a parlare di fair play, di disciplina e di orgoglio nazionale, rendendo le domeniche canadesi un po’ più simili a quelle italiane.
L’eredità culturale e il riconoscimento
Vittorio Coco ha ricevuto numerosi premi e onorificenze sia in Canada che in Italia, a testimonianza di una carriera spesa per il bene comune. Tuttavia, il riconoscimento più grande è sempre stato l’affetto della gente. Anche dopo il suo ritiro ufficiale dalle scene più attive, la sua presenza agli eventi comunitari continuava a suscitare ammirazione e rispetto.
Il suo stile giornalistico, basato sull’onestà intellettuale e su un linguaggio pulito e accessibile, rimane un modello per i giovani giornalisti che oggi operano nei media multiculturali. In un mondo sempre più frammentato e digitale, la lezione di Coco è quella della vicinanza: il giornalismo ha senso solo se tocca la vita delle persone e se contribuisce a creare una comunità più consapevole e unita.
Conclusione: un faro per il futuro
Vittorio Coco non è stato solo un giornalista, ma un antropologo del quotidiano che ha documentato l’evoluzione degli italiani in Canada: dai primi passi nelle costruzioni e nel commercio, fino ai vertici della politica e dell’industria. La sua narrazione ha permesso a migliaia di persone di non sentirsi “straniere in terra straniera”, ma parte integrante di una nuova, grande nazione.
Oggi, mentre la comunità italo-canadese giunge alla terza e quarta generazione, il lavoro di Coco assume un valore storico ancora più profondo. I suoi archivi, le sue interviste e il suo ricordo sono la testimonianza vivente di un’epoca di sacrifici e di grandi successi. Vittorio Coco resterà per sempre “la voce” che ha accorciato le distanze dell’Oceano Atlantico, rendendo l’Italia più vicina al Canada e il Canada una casa più calda per gli italiani.
La sua eredità non è fatta solo di parole scritte o trasmesse, ma di quel senso di dignità e orgoglio che ha saputo infondere in ogni ascoltatore. Vittorio Coco ha dimostrato che, ovunque si vada nel mondo, la propria storia e la propria lingua sono tesori da difendere e condividere, e che un buon giornalista è, prima di tutto, un uomo che ama la sua gente.

