Vittorio Coco: la voce italiana che ha conquistato il Canada

Dal piccolo borgo di Roccagorga ai microfoni di CHIN Radio, la straordinaria parabola di un giornalista che ha dedicato mezzo secolo alla comunità italo-canadese C’è un filo invisibile che collega le colline dei Monti Lepini, nella provincia di Latina, ai grattacieli di Toronto. È un filo fatto di parole, di interviste, di musica e di quella ostinazione tipica di chi nasce con un sogno e non smette mai di inseguirlo. Vittorio Coco, classe 1939, è quel filo. Giornalista, conduttore radiofonico, produttore televisivo, editore e attivista comunitario: un uomo che ha trasformato l’emigrazione in missione culturale e che per quasi cinquant’anni ha rappresentato la voce degli italiani in Nord America.

Un’infanzia segnata dalla guerra
Vittorio Coco nasce l’11 novembre 1939 a Roccagorga, un piccolo comune arroccato sui Monti Lepini, circondato da oliveti e da quella quiete rurale che caratterizza l’entroterra laziale. Ma la quiete dura poco. Primogenito di tre figli, Vittorio conosce fin da subito la durezza della vita. Il padre Ubaldo viene richiamato dal Regio Esercito italiano e inviato a combattere in Russia. Lo vedrà per la prima volta solo a sette anni, quando il conflitto sarà finito e il reduce tornerà dalla prigionia africana.

Nel frattempo, la piccola dimora di famiglia nella zona Prati viene data alle fiamme da sconosciuti, costringendo la madre Irma e il piccolo Vittorio a rifugiarsi dai nonni materni. Sono anni di fame, di paura, di sopravvivenza quotidiana. Eppure, in mezzo a tutto questo, il bambino coltiva un sogno: diventare giornalista, viaggiare il mondo, raccontare gli eventi più importanti.

Un giorno, mentre accudisce il gregge di pecore del padre, Vittorio incontra il nipote di una latifondista della zona che gli regala una macchinetta fotografica. È un regalo apparentemente modesto, ma che segnerà l’inizio di tutto. Quella piccola macchina fotografica accende una scintilla che non si spegnerà mai.

La traversata dell’Atlantico
Nel 1958, il padre Ubaldo viene richiamato in Canada dal fratello Bernardino. L’anno successivo, anche Vittorio attraversa l’oceano, destinazione Edmonton, Alberta. Ha vent’anni, poche certezze e quel sogno di fare il giornalista che aveva dovuto accantonare per aiutare la famiglia con il gregge.

Ma in Canada il sogno si riaccende. Dopo appena un anno dalla sua permanenza, Vittorio fonda il primo giornale in lingua italiana delle Praterie canadesi. Senza risorse economiche, senza esperienza editoriale, armato solo di passione e determinazione. Il progetto va in porto, ma la mancanza di liquidità costringe la testata a cessare le pubblicazioni dopo pochi mesi.

Non si arrende. Insieme ad alcuni docenti dell’Università dell’Alberta, dà vita a un altro settimanale, “Il Mondo”, che ancora oggi viene pubblicato. Nel frattempo, nel 1962, inizia a collaborare con l’Edmonton Journal, dove viene inquadrato nello staff come fotogiornalista. È l’inizio di una carriera che lo porterà a firmare oltre quattromila interviste nel corso della sua vita.

L’incontro che cambia tutto
Nel 1969, dopo varie vicissitudini economiche, Vittorio decide di vendere tutto e tornare in Italia insieme alla moglie Nancy e al piccolo Vinicio. Ma il destino ha altri piani. Durante una tappa a Toronto, incontra Aurelio Malvisi, editore del Giornale di Toronto. Malvisi, colpito dall’esperienza giornalistica accumulata a Edmonton, lo assume come vice-direttore responsabile del settimanale.

È la svolta. L’esperienza acquisita come dirigente del giornale e inviato speciale gli apre altre porte. Nel 1972 arriva l’incontro decisivo: Johnny Lombardi, un gigante della comunicazione canadese, fondatore di CHIN Radio & Television, lo chiama a realizzare la prima trasmissione radiofonica in lingua italiana del mattino in tutto il Nord America.

Nasce così “Wake Up Italian Style”, un programma che mescolava musica, editoriali, commenti alle notizie del giorno e talk show. All’inizio gli ascolti sono modesti. Ma Vittorio non si scoraggia. Con il passare del tempo, la trasmissione diventa il programma radiofonico italiano più seguito in Canada, un appuntamento quotidiano imprescindibile per migliaia di famiglie italo-canadesi.

Il trionfo e il premio del Toronto Sun
Nel 1984 arriva il riconoscimento più prestigioso: Vittorio Coco vince il premio “Miglior annunciatore del mattino” di Toronto, messo in palio dal quotidiano Toronto Sun. Una competizione che vedeva in gara diciassette stazioni radio con i loro annunciatori di punta. La vittoria non è solo personale: è il riconoscimento ufficiale della potenza della comunità italiana in Canada, della forza di CHIN Radio e dell’estro del suo conduttore.

Fedele al suo spirito generoso, Vittorio dona l’intero premio in denaro all’ospedale pediatrico SickKids di Toronto. Un gesto che racconta molto dell’uomo, oltre che del professionista.

La trasmissione “Wake Up Italian Style” continuerà per oltre quarant’anni, accompagnando generazioni di italiani nelle loro mattine canadesi. Un record che probabilmente non verrà mai eguagliato.

L’inviato speciale: da Sanremo a Cuba
Ma Vittorio Coco non è solo un conduttore radiofonico. È un giornalista a tutto tondo, un inviato speciale che ha raccontato il mondo dai luoghi più disparati. Per due anni consecutivi ha condotto il Festival di Sanremo per Radio International, portando la voce della canzone italiana in tutto il mondo. Ha lavorato fianco a fianco con leggende della radio e del cinema italiano: Nunzio Filogamo, Carlo Croccolo, Nico Navarra, Franco Valli.

Come produttore televisivo e direttore creativo, ha realizzato una serie di documentari intitolati “Sulla scia di Colombo”, ricostruendo le rotte del grande navigatore genovese. Ha firmato reportage da zone terremotate: il Messico, l’Irpinia, il Friuli. Ha intervistato astronauti come Neil Armstrong e Buzz Aldrin, l’uomo che insieme ad Armstrong mise piede sulla Luna.

Ma il colpo giornalistico più clamoroso resta l’intervista a Fidel Castro. Vittorio Coco è stato il primo giornalista occidentale a intervistare il líder máximo cubano, un’esclusiva che ha fatto il giro del mondo. Tra le sue migliaia di interviste, quella con Andrea Bocelli rimane la più bella. Quella con Gina Lollobrigida, come ammette lui stesso con disarmante sincerità, la peggiore.

L’editore e il fondatore di testate
Parallelamente alla carriera radiofonica e televisiva, Vittorio Coco non ha mai smesso di dedicarsi alla carta stampata. È stato tra i fondatori del mensile politico “Il Faro”, de “Il Messaggero delle Praterie” e de “Il Mondo”. Ha lavorato come corrispondente per la prestigiosa agenzia giornalistica “Il Progresso”, diretta da Antonio Pederzoli. Ha collaborato con testate anglofone come il Toronto Sun e World of Sports, oltre che con quotidiani italiani come Il Resto del Carlino.

Oggi è capo editore di ilcittadinoitaliano.com, una testata online che continua a raccontare la vita della comunità italiana in Canada e nel mondo.

L’impegno per la comunità laziale
Se c’è un filo conduttore che attraversa tutta la vita di Vittorio Coco, è l’amore per le sue radici. Nel 1990 ha riorganizzato la Confederazione Canadese dei Club e Associazioni Laziali, ricostruendola dalle ceneri del fallimento e unendo decine di associazioni sparse per tutto il Canada. Per dodici anni ne è stato presidente, creando iniziative come la “Settimana Laziale”, il “Premio Laziale dell’Anno” e il riconoscimento “Comune laziale dell’Anno”.

Ha fondato il Roccagorga Social and Cultural Club of Canada, per mantenere vivo il legame con il suo piccolo borgo natale. Ha scritto libri dedicati alla storia degli emigrati laziali: “I Laziali in Canada: una storia poco conosciuta”, “La penna viaggiante” e “I rocchigiani in Edmonton, Calgary e Toronto”, un lavoro di ricerca sulle famiglie originarie di Roccagorga che hanno attraversato l’oceano.

Cavaliere della Repubblica
Il 2 giugno 2024, il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella ha firmato il decreto che conferisce a Vittorio Coco il titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Un riconoscimento che corona una vita dedicata al giornalismo, alla cultura italiana e al servizio della comunità.

“Accetto con umiltà e gratitudine questo riconoscimento”, ha dichiarato Coco. “Nel mondo ci sono migliaia di italiani che avrebbero meritato questa onorificenza. Oggi mi sento un uomo privilegiato”.

È l’ultimo di una lunga serie di attestati: Laziale dell’Anno, Cittadino dell’Anno della Città di Vaughan, Premio Uomo dell’Anno della Provincia di Latina, attestati di amicizia da città come Pescara, Sora, Matera, Pisticci, Campodimele. Riconoscimenti che testimoniano un legame mai spezzato con l’Italia, nonostante i decenni trascorsi oltreoceano.

L’eredità di una voce
Oggi Vittorio Coco rappresenta molto più di un giornalista. È un ponte tra due mondi, tra il Lazio rurale del dopoguerra e la metropoli canadese contemporanea. La sua vita è la storia di milioni di emigrati italiani che hanno attraversato l’oceano con una valigia di cartone e un sogno nel cuore. Ma è anche la dimostrazione che quel sogno, con tenacia e passione, si può realizzare.

Come tutti i bambini del mondo, Vittorio aveva un sogno. E quel sogno, nato tra le colline di Roccagorga, ha risuonato per cinquant’anni nelle case di Toronto, Edmonton, Montreal. Una voce che ha fatto sentire a casa milioni di italiani lontani dalla loro terra. Una penna che ha viaggiato davvero, come recita il titolo del suo libro più personale.

La storia di Vittorio Coco non è solo la storia di un giornalista. È la storia dell’Italia nel mondo