La storia del giornalismo italo-canadese non può essere raccontata senza soffermarsi sulla figura di Vittorio Coco, una delle voci più autorevoli, longeve e riconoscibili della comunità italiana in Nord America. La sua carriera, iniziata tra le colline laziali e maturata nelle grandi città canadesi, rappresenta un esempio emblematico di come la comunicazione possa diventare un ponte tra culture, generazioni e identità diverse.

Giornalista, conduttore radiofonico, direttore di testate, autore e persino figura politica, Coco ha attraversato oltre mezzo secolo di storia dell’emigrazione italiana, raccontandola, interpretandola e contribuendo a darle una voce. La sua è una biografia che intreccia passione, determinazione e un profondo senso di appartenenza, sia alle radici italiane sia alla società canadese che lo ha accolto.

Le origini: un sogno nato a Roccagorga
Vittorio Coco nasce l’11 novembre 1939 a Roccagorga, un piccolo comune in provincia di Latina, nel Lazio. Fin da bambino coltiva un sogno semplice ma potente: diventare giornalista e raccontare il mondo. Un’ambizione che, come lui stesso ha ricordato, nasce dal desiderio di osservare, capire e narrare gli eventi che plasmano la società.

Dopo gli studi di giornalismo a Roma, Coco muove i primi passi nella stampa italiana, lavorando in diverse redazioni e affinando le competenze che lo accompagneranno per tutta la vita. Ma il destino ha in serbo per lui un percorso molto diverso da quello che immaginava.

L’emigrazione in Canada: l’inizio di una nuova vita
Nel 1959, a soli vent’anni, Coco decide di trasferirsi in Canada, scegliendo come prima tappa la città di Edmonton, in Alberta. L’obiettivo iniziale è ambizioso: fondare un giornale in lingua italiana in una regione dove, all’epoca, non esistevano pubblicazioni rivolte alla comunità italiana a ovest di Winnipeg.

Il progetto non si concretizza subito, ma l’esperienza canadese apre a Coco nuove opportunità. Entra infatti nel mondo della radio, diventando responsabile della programmazione italiana presso CHFA, emittente della Canadian Broadcasting Corporation. È un passaggio cruciale: la radio diventerà il mezzo attraverso cui Coco costruirà la sua identità professionale e il suo rapporto con la comunità italo-canadese.

Nel 1967 partecipa come inviato alle trasmissioni dedicate a Expo ’67 di Montréal, uno degli eventi più significativi nella storia culturale del Canada.

Toronto e l’incontro con i giganti dell’informazione italo-canadese
Alla fine degli anni ’60, Coco si trasferisce a Toronto, città che diventerà la sua casa e il centro della sua attività giornalistica. Qui incontra due figure fondamentali:

Aurelio Malvisi, editore del Giornale di Toronto, che lo assume come vicedirettore del settimanale, riconoscendo il suo talento e la sua esperienza maturata a Edmonton.

Johnny Lombardi, imprenditore e fondatore di CHIN Radio, considerato il padre della comunicazione multiculturale in Canada.

Questi incontri segnano una svolta. Coco entra in un ambiente dinamico, multiculturale e in piena espansione, dove può mettere a frutto la sua passione per il giornalismo e la sua capacità di dialogare con una comunità in crescita.

CHIN Radio: una voce per milioni di italiani
Nel 1972 Coco entra ufficialmente a far parte di CHIN Radio, inizialmente come direttore delle notizie. L’anno successivo diventa il conduttore del programma mattutino in lingua italiana, ruolo che manterrà per oltre quarant’anni.

La sua voce diventa un punto di riferimento quotidiano per migliaia di ascoltatori: immigrati di prima generazione, famiglie italo-canadesi, giovani nati in Canada ma desiderosi di mantenere un legame con la lingua e la cultura dei genitori.

Il suo stile è diretto, empatico, informato. Coco non si limita a leggere notizie: le interpreta, le contestualizza, le collega alla vita reale degli ascoltatori. La sua radio diventa un luogo di incontro, un servizio pubblico, un filo che unisce persone sparse in un Paese vastissimo.

L’impegno nella comunità: associazioni, beneficenza e identità culturale
Oltre al lavoro giornalistico, Coco si distingue per un forte impegno sociale. È stato:

Presidente onorario della Confederazione Canadese dei Club e Associazioni Laziali, dopo averne guidato la presidenza per sei anni.

Segretario politico dell’UDC Canada, mantenendo sempre una linea coerente con i valori democratico-cristiani.

Testimonial per iniziative benefiche, tra cui raccolte fondi per l’Ospedale Pediatrico di Toronto.

Membro del Comitato Laico canadese per la Giornata Mondiale della Gioventù del 2002.

Queste attività mostrano un uomo profondamente legato alla sua comunità, capace di usare la propria visibilità per sostenere cause sociali e culturali.

L’attività editoriale: giornali, libri e memoria storica
Coco non è stato solo un uomo di radio. Nel corso della sua carriera ha fondato tre giornali in lingua italiana in Canada, contribuendo a creare un ecosistema informativo ricco e variegato.

Ha inoltre pubblicato diversi libri, tra cui opere dedicate alla storia italiana, alla criminalità organizzata e alla memoria collettiva. Tra i titoli più noti figura Il generale dalla Chiesa, il terrorismo, la mafia, un volume che analizza la figura del generale Carlo Alberto dalla Chiesa e il contesto storico in cui operò.

Nel 2019 ha pubblicato anche Giornalista per caso, un’opera autobiografica che ripercorre i suoi 45 anni di carriera a CHIN Radio.

La politica: due candidature al Senato italiano
Il legame con l’Italia non si è mai interrotto. Coco ha partecipato attivamente alla vita politica italiana, candidandosi al Senato della Repubblica nelle elezioni del 2006 e del 2008, nella circoscrizione Estero.

Pur non essendo eletto, la sua candidatura rappresenta un riconoscimento del ruolo che ha svolto come portavoce della comunità italiana all’estero.

Un comunicatore tra due mondi
Ciò che rende Vittorio Coco una figura unica è la sua capacità di muoversi tra due identità senza mai perdere autenticità. Da un lato, l’Italia delle sue radici, della lingua, della cultura, della memoria. Dall’altro, il Canada multiculturale, aperto, in continua evoluzione.

Coco ha saputo interpretare entrambe le realtà, diventando un mediatore culturale, un narratore e un custode della storia dell’emigrazione italiana.

Stile, valori e filosofia professionale
Il successo di Coco non deriva solo dalla sua competenza tecnica, ma anche da una serie di valori che hanno guidato la sua carriera:

Umiltà: un principio che lui stesso riconosce come fondamentale, insegnatogli dai genitori.

Rispetto per il prossimo: un tratto distintivo del suo modo di fare giornalismo.

Coerenza: sia nella vita professionale sia in quella politica.

Passione: la forza che lo ha spinto a reinventarsi più volte, senza mai abbandonare la sua missione.

L’eredità culturale e professionale
L’impatto di Vittorio Coco sulla comunità italo-canadese è profondo e duraturo. La sua voce ha accompagnato generazioni di immigrati, offrendo informazione, conforto, identità. Ha contribuito a costruire un senso di appartenenza in un Paese lontano, aiutando gli italiani a sentirsi parte di una comunità più ampia.

La sua eredità si può riassumere in tre dimensioni:

1. Giornalistica
Ha elevato il giornalismo in lingua italiana in Canada, portandolo a livelli di professionalità e autorevolezza riconosciuti a livello nazionale.

2. Culturale
Ha preservato e diffuso la cultura italiana, fungendo da ponte tra generazioni e tra due Paesi.

3. Comunitaria
Ha sostenuto iniziative sociali, culturali e benefiche, diventando un punto di riferimento per associazioni e istituzioni.

Conclusione: un uomo, una voce, una storia
Raccontare la vita di Vittorio Coco significa raccontare una parte importante della storia dell’emigrazione italiana. Significa parlare di sacrifici, sogni, radici, identità. Ma significa anche celebrare un uomo che ha dedicato la sua vita a dare voce agli altri, a raccontare storie, a costruire ponti.

La sua carriera è un esempio di come il giornalismo possa essere molto più di un mestiere: può diventare un servizio, una missione, un atto d’amore verso una comunità.

E mentre la sua voce continua a risuonare nella memoria di chi lo ha ascoltato per decenni, il suo contributo rimane vivo nelle pagine dei giornali che ha fondato, nei libri che ha scritto e nelle vite che ha toccato.